Destinata alle lavoratrici, Opzione Donna è stata introdotta per garantire maggiore flessibilità nel raggiungimento della pensione, consentendo l’uscita anticipata dal mondo del lavoro in presenza di determinate condizioni.
Inizialmente erano richiesti i seguenti requisiti:
La disciplina sperimentale prevede che l’applicazione del sistema contributivo sia limitata alle sole regole di calcolo. Pertanto, a questa tipologia di pensione si applicano le disposizioni sul trattamento minimo e non è richiesto il rispetto dei cd. importi soglia.
Nel corso degli anni Opzione Donna ha subito diverse proroghe e modifiche, dovute sia all’evoluzione del sistema pensionistico italiano che alle dinamiche del mercato del lavoro femminile.
Inoltre, nel 2012 sono state introdotte le finestre mobili, e a partire dal 2018 è stato innalzato il requisito anagrafico.
La Legge di Bilancio 2023 (Legge n. 197/2022) ha determinato la proroga con “restyling” di Opzione Donna, che prevede il pensionamento anticipato per quelle lavoratrici che al 31 dicembre 2022 hanno almeno 35 anni di anzianità contributiva e almeno 60 anni di età, purché accettino il ricalcolo dell’assegno con regole integralmente contributive. Il requisito anagrafico dei 60 anni si riduce di un anno per ogni figlio nel limite massimo di due anni.
Ai fini della liquidazione della pensione, a partire dalla data di maturazione dei requisiti è necessario che sia trascorsa la c.d. finestra, pari a 12 mesi per le lavoratrici dipendenti private e pubbliche, e pari a 18 mesi per le lavoratrici autonome.
Possono accedere a Opzione Donna le lavoratrici che si trovano in una delle seguenti casistiche:
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