Ristorazione colpita dal nuovo DPCM antiCovid19





















Le nuove regole imposte ai pubblici esercizi dal nuovo DPCM approvato dal Consiglio dei Ministri non piacciono alla Confcommercio aretina. “Le limitazioni sull’orario di apertura taglieranno una parte importante del fatturato a tutti i locali, ma soprattutto a quelli più piccoli, quelli con pochi posti a sedere a disposizione”, dice la vicedirettrice provinciale Catiuscia Fei, “ma, a nostro parere  non risolveranno in alcun modo il problema degli assembramenti, che continueranno ad esserci perché la gente, i giovani in particolare, di certo non va a letto presto per decreto. Servono nuove regole per il vivere civile e la socialità: si deve spingere di più il tasto del buon senso e dell’educazione civica perché ogni cittadino, qualsiasi cosa faccia, adotti comportamenti sicuri per evitare i contagi”.


“Abbiamo speso tempo e denaro per mettere i nostri locali in sicurezza e venire così incontro alla nostra clientela e salvare l’occupazione, consapevoli che in questa situazione ognuno debba fare il possibile per arginare la pandemia”, ribadisce il presidente dell’Associazione Ristoratori Aretini Federico Vestri, “Non si capisce quindi perché il legislatore sembri accanirsi contro i pubblici esercizi come se dopo le 21 si trasformassero in focolai a tempo. Noi ribadiamo invece che sono luoghi controllati e controllabili, dove la vita sociale può continuare in serenità, con qualche accortezza in più. Se poi qualcuno non rispetta le regole, si passi a controlli più serrati e multe, dove è il caso. Ma in questo modo si rischia solo di dare il via all’abusivismo più sfrenato, con le feste private, magari in posti isolati. Perché una cosa è certa: i giovani hanno bisogno di incontrarsi e troveranno i modi per farlo. Senza contare che un monitoraggio dell’Istituto superiore di Sanità ha evidenziato che il 77,6% dei contagi, attualmente, avviene in ambito domestico”.


La preoccupazione per il futuro del settore è fortissima: secondo i dati di Fipe nazionale, in Italia sono a rischio chiusura 50.000 imprese e 350.000 posti di lavoro. “In provincia di Arezzo i mesi estivi hanno portato una boccata d’ossigeno, ma tra i nostri imprenditori – fa sapere la vicedirettrice della Confcommercio Catiuscia Fei – c’è ancora chi deve pagare i debiti accumulati durante il lockdown e chi deve ammortizzare gli investimenti fatti per mettere il proprio locale in regola secondo il protocollo siglato a maggio. È impensabile che si possa far fronte a una nuova riduzione dell’attività, mentre nessuno fa qualcosa per ridurre le spese cui i gestori dei pubblici esercizi sono tutt’ora costretti, dagli affitti al fisco. Se prima non si interviene in maniera decisa su queste due voci, non è possibile accettare nuove limitazioni”.


Una riflessione a parte va fatta poi per le imprese di banqueting e catering, tra le realtà più colpite dalla crisi economica determinata dal Covid. “Con le limitazioni fortissime imposte ai banchetti, il settore non ha speranza di ripresa né sul breve né sul medio periodo e a dare speranza agli imprenditori mancano seri provvedimenti di sostegno”, prosegue la Fei - Senza aiuti significativi e concreti, molte aziende saranno destinate a chiudere per sempre. Sarà una perdita enorme per il settore dell’accoglienza, oltre che per la filiera agroalimentare”.













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