Caro-rifiuti: in Toscana oltre 44 milioni di euro sprecati dai Comuni in un anno





















I rifiuti diminuiscono, ma il peso della Tari su famiglie e imprese aumenta. È da questo piccolo mistero della matematica che parte la protesta di Confcommercio contro il caro-rifiuti. Una protesta purtroppo ben motivata anche in Toscana, che secondo l’indagine del centro studi dell’associazione di categoria è la regione italiana con la più alta percentuale di Comuni dove la spesa per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti è superiore agli effettivi fabbisogni (così come definiti dallo stesso Governo), a fronte di livelli di servizio e prestazioni inferiori.


Imprese e famiglie scontano questa inefficienza in quasi sei Comuni su dieci (57,5%), pagando dunque bollette eccessive rispetto all’effettiva quantità di rifiuti prodotti, senza poter contare su servizi pubblici migliori. Tra i Comuni capoluogo, la “palma d’oro” nella classifica dell’inefficienza va a Lucca, dove la spesa supera di quasi la metà (+47,66%) il fabbisogno effettivo. Peggio di Lucca in Italia ci sono soltanto Benevento (+82%), Potenza (+70%), Asti (+51%) e Alessandria (+50%). In Toscana figura al secondo posto Prato con il +43%, poi Siena a quasi +30%. Seguono più a distanza le altre città, che si mantengono intorno al +20%. Tra le più virtuose Arezzo e Pistoia, dove i Comuni spendono rispettivamente “solo” lo 0,45 e lo 0,40% in più.


“Un eccesso di spesa che non trova giustificazioni e che rallenta la competitività delle imprese toscane, già gravate da un carico di tasse e tributi fin troppo oneroso”, sottolinea il direttore regionale di Confcommercio Toscana Franco Marinoni.


Il costo dell’inefficienza del sistema rifiuti, pari a 1,3 miliardi di euro su scala nazionale, in Toscana è di oltre 44 milioni di euro l’anno, il più alto in Italia solo dopo quello del Lazio, che arriva a quasi 130 milioni. Seguono la Toscana, nell’ordine, Veneto, Puglia e Campania, con quote superiori ai 20 milioni di euro.


“Le imprese producono almeno l’11% dei rifiuti in meno rispetto al 2010, un po’ per via della crisi che ha fatto diminuire i consumi, un po’ perché sono cambiate leggi e mentalità e c’è più attenzione alla raccolta differenziata“, prosegue Marinoni, “curioso che le bollette non si siano adeguate alla nuova realtà. È evidente che ci sia una falla nel sistema. Eppure nessuno ancora tocca le aziende partecipate che si occupano di rifiuti”.


Il problema del caro-rifiuti riguarda anche le famiglie. In Toscana la media di spesa per abitante nei Comuni capoluogo è di 198,60 euro all’anno, con punte fino a 226 euro a Massa, 224 a Grosseto e 221 a Siena. Gli altri restano comunque sopra le 200 euro l’anno, mentre va meglio ad Arezzo e Pistoia, rispettivamente a quota 137 e 135 euro.


Ad esasperare gli imprenditori, secondo Confcommercio, è anche la geografia estremamente frammentata della Tari. “Ogni Comune italiano fa Stato a sé e fissa coefficienti diversi per la determinazione della spesa. Per un albergo di mille mq si passa da un minimo di 1.200 euro ad un massimo di 13mila a seconda dell’ubicazione; per un ristorante di 500 mq si va dai 500 euro l’anno ai quasi 10mila, mentre per un negozio di calzature di 50 mq la tariffa è compresa fra le 90 e le 700 euro l’anno. Una Tari ‘geolocalizzata’ che crea sperequazioni e concorrenza sleale tra le imprese anche nel giro di pochi chilometri. C’è solo da sperare di aprire un’azienda nel Comune giusto!”, commenta Marinoni.


C’è poi la questione del rapporto proporzionale fra rifiuti prodotti e costo della Tari: “la filosofia a cui si ispirava la legge era quella del chi più inquina più paga, ma la realtà non è così. In certi Comuni vengono tassate anche le aree delle imprese dove non si producono rifiuti, come le hall degli alberghi. Poi ci sono categorie che si trovano a pagare due volte per lo stesso servizio, perché la legge le obbliga a smaltire i rifiuti speciali con sistemi diversi, a pagamento, vedi il caso dei macellai per gli scarti delle lavorazione della carne o i ristoratori per gli oli esausti. Per tutti questi casi – e sono molti - bisogna sempre rimettersi al buon cuore di assessori comunali e uffici tecnici per veder fissati parametri di tassazione più equi”.


Confcommercio chiede dunque che i Comuni toscani individuino insieme, nella piena trasparenza e con un percorso condiviso con le associazioni di categoria, coefficienti più equi e congrui per la tassazione sui rifiuti, in modo da eliminare le disparità territoriali e di categoria, ma, soprattutto, che il sistema di raccolta e smaltimento dei rifiuti sia ricalibrato in base alle nuove esigenze e improntato alla massima efficienza.


L’obiettivo: eliminare quello spreco di milioni di euro l’anno che adesso suona come una vergogna.


 













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