“La proposta del sindaco Comanducci di ragionare sulle aperture serali dei negozi è condivisibile e merita di essere approfondita. Il cambiamento climatico incide sempre di più sulle abitudini di vita e di consumo e le nostre città non sono ancora preparate a gestirlo, purtroppo. Però non si tratta solo di allungare fino a sera gli orari di apertura dei negozi, magari prevedendo chiusure prolungate nel primo pomeriggio – come fanno da tempo alcune città spagnole -, ma di ripensare nel complessi l’organizzazione di tutti i servizi offerti dalla città, compresi quelli di pubblica utilità, i musei e quant’altro.
Di sicuro il commercio deve interrogarsi su come intercettare i nuovi comportamenti di residenti e turisti, altrimenti il rischio è quello di perdere una parte importante di potenziali clienti e lasciarli all’e-commerce, che invece non ha orari.
Non credo però si possa pensare a un modello uguale per tutti: ogni impresa deve poter valutare se, e in quali fasce orarie, esiste una domanda reale a cui rispondere e se l’apertura serale è economicamente sostenibile. Vanno considerati anche i maggiori costi organizzativi e di personale, che devono essere messi in relazione con gli eventuali ricavi aggiuntivi.
Per aiutare gli imprenditori in queste valutazioni ci possono venire incontro l’intelligenza artificiale e le nuove tecnologie: se il sindaco Comanducci, che è sensibile a questi temi, volesse partire con una sperimentazione ad Arezzo, come Confcommercio siamo disponibili a mettere in campo le nostre competenze.
Già stiamo collaborando con l’Università di Firenze e due società private, attraverso sistemi che consentono di analizzare i flussi di persone davanti alle vetrine, il tempo di permanenza, gli ingressi nei negozi e, dove l’imprenditore lo ritenga utile, di mettere questi dati in relazione con gli incassi. Sono informazioni che possono aiutare a capire se conviene modificare l’orario, intervenire sull’allestimento della vetrina o adottare altre strategie commerciali. Una volta molte decisioni si prendevano “di pancia”. Oggi abbiamo la possibilità di affiancare all’esperienza dell’imprenditore dati e strumenti che consentono valutazioni più precise.
Quindi sì, le aperture serali possono rappresentare una strada interessante, soprattutto in determinati periodi dell’anno e in presenza di condizioni favorevoli, ma non devono diventare un obbligo o un modello indistinto. La scelta finale deve restare nelle mani dei singoli imprenditori, che sono quelli che meglio conoscono la propria attività, la propria clientela e il proprio equilibrio economico”.