Due attività, due cali di fatturato: -35% per Billis, -18% per le Officine del Gusto di Silvia Ciardi. Ma anche tagli al personale: otto dipendenti in meno (per fortuna ricollocati in altri locali) per Billis, un contratto di lavoro che la seconda non ha potuto confermare. Sono numeri che raccontano meglio di qualsiasi polemica l'impatto dei lavori alla rotatoria di via Fiorentina ad Arezzo, iniziati nel maggio 2025 e ancora lontani dalla conclusione.
I dati provengono dalla ricognizione effettuata dalla Confcommercio aretina. Con la strada interrotta, molti automobilisti hanno modificato i propri percorsi, passando dallo svincolo autostradale, da Pratacci e Montione. Il risultato è meno passaggio, meno occasioni di acquisto e una crescente difficoltà a programmare il futuro.
“Nel tratto di via Fiorentina compreso tra il semaforo di San Leo e il cantiere si contano circa 50 attività con vetrina sulla strada, una trentina delle quali sono concentrate nell'area più penalizzata. Calcolando una media di 3,5 addetti per ogni impresa, c’è in gioco il futuro lavorativo di almeno 500 persone”, spiega la direttrice aggiunta dell’associazione di categoria Catiuscia Fei.
Una decina le attività di somministrazione presenti: “più di altre aziende vivono del passaggio, quindi sono tra le più penalizzate da questa situazione. E finché via Fiorentina non tornerà accessibile non potranno tirare un sospiro di sollievo. Ma non è soltanto una questione di incassi: quando manca la certezza dei tempi, si fermano anche le assunzioni, gli investimenti e i progetti di crescita”, sottolinea la direttrice aggiunta dalla Confcommercio, che ha raccolto due testimonianze d’impresa per esemplificare la situazione.
Salvatore Billi ha aperto il punto vendita drive di panini in via Fiorentina nel gennaio 2025, investendo importanti risorse, pur consapevole che sarebbero iniziati i lavori. Non immaginava, però, che la situazione si sarebbe protratta così a lungo.
“Il fatturato è calato del 35% rispetto ai primi mesi di apertura”, racconta, “ho scelto di investire ad Arezzo e continuerò a farlo perché credo in questa città, ma come imprenditore ho bisogno di maggiori certezze sul ritorno di questi investimenti. E ho bisogno di avere al mio fianco istituzioni che preparino il terreno per le aziende che vogliono sviluppare l’occupazione sul territorio”. “Non ho mai chiesto indennizzi per il calo di fatturato, né mi sono mai lamentato pubblicamente, anzi ho sempre cercato di essere propositivo e costruttivo perché sono consapevole del rischio d’impresa che mi ero assunto. Ma non voglio che il mio silenzio venga interpretato come se i lavori mi avessero agevolato. I numeri sono verificabili: basta confrontare i fatturati”.
Per Silvia Ciardi, titolare di una panetteria con pasticceria e ristorazione in via Fiorentina, il calo del fatturato è del 18%. “Rispetto ad altri mi sento quasi fortunata, perché ci aiuta a resistere la vicinanza con Arezzo Fiere e Congressi. Quando ci sono fiere, concorsi ed altri eventi, riusciamo a lavorare bene. Ma ci sono giorni in cui la strada è vuota e si fa fatica. Abbiamo clienti fidelizzati che vengono a trovarci, ma chi ha tempi stretti, tra famiglia e lavoro, non può permettersi di fare le gimkane per prendere un caffè da noi”.
Il problema è soprattutto la prospettiva. “Le previsioni sulla fine dei lavori sono state smentite più volte. Non sappiamo più a cosa credere. Io vorrei investire, rinnovare e migliorare l'attività, ma chi mi dà garanzie? Ora come ora restare in equilibrio è già una fatica”. La sua attività conta quattro dipendenti, oltre a lei. Rispetto allo scorso anno ha una persona in meno: non le è stato infatti possibile confermare un contratto part-time a tempo indeterminato, perché i ricavi non consentivano di sostenerlo.
“Non basta chiedere alle imprese di resistere. Servono tempi certi e condizioni giuste per lavorare”, sintetizza la direttrice aggiunta della Confcommercio aretina Catiuscia Fei. “Non ci interessa attribuire colpe, ma vogliamo che l’Amministrazione garantisca una gestione efficace dei cantieri e tempi attendibili. La città non può restare divisa in due. E questa incertezza prolungata ha un costo economico e sociale che non può ricadere soltanto sulle imprese”.