Confcommercio Toscana accoglie con favore l’entrata a pieno regime della tassazione piatta al 5% sugli aumenti retributivi dei lavoratori del settore privato con reddito fino a 33mila euro, prevista dalla legge di Bilancio 2026 e ora pienamente operativa grazie ai chiarimenti forniti dall’Agenzia delle Entrate con la circolare 2/2026, che garantisce uniformità applicativa delle regole contenute nella legge 199/2025.
Per il direttore generale di Confcommercio Toscana, Franco Marinoni, si tratta di “un intervento importante, che va nella direzione giusta perché contribuisce a sostenere il potere d’acquisto dei lavoratori e, al tempo stesso, a rafforzare la competitività delle imprese”.
La misura prevede l’applicazione di un’imposta sostitutiva ridotta al 5% in luogo dell’Irpef e delle addizionali regionali e comunali sugli incrementi retributivi corrisposti nel 2026, purché derivanti da rinnovi contrattuali sottoscritti tra il 1° gennaio 2024 e il 31 dicembre 2026. L’obiettivo dichiarato dall’amministrazione finanziaria è quello di “favorire l’adeguamento salariale al costo della vita e di rafforzare il legame tra produttività e salario”. Un obiettivo che Confcommercio Toscana condivide pienamente.
“È fondamentale – sottolinea Marinoni – sostenere l’adeguamento dei salari in una fase in cui l’inflazione ha inciso profondamente sul bilancio delle famiglie. Ma è altrettanto essenziale farlo senza scaricarne i costi sulle imprese. Questa misura rappresenta un punto di equilibrio virtuoso, un passaggio in direzione della ‘restituzione’ di risorse a lavoratori dipendenti invocata da tempo dalla nostra organizzazione”.
Grazie alla tassazione ridotta, infatti, gli aumenti retributivi possono tradursi in un beneficio concreto per i lavoratori, con un impatto contenuto sul costo complessivo del lavoro per le aziende. “L'azienda – prosegue Marinoni – può concedere aumenti che impattano meno sul costo totale del lavoro rispetto a un aumento salariale ordinario. Questo significa maggiore competitività nel rinnovo dei contratti collettivi, con aumenti che si traducono direttamente in un netto più alto per il lavoratore e, nell'attuale momento di disequilibrio del mercato del lavoro, uno strumento in più per rendere più appetibile l'offerta, facilitando l'attrazione di nuovi talenti e la fidelizzazione del personale esistente”.
Un elemento particolarmente significativo riguarda il settore del commercio, che ha rinnovato il contratto collettivo nazionale nel 2024. “Proprio perché il Ccnl del commercio è stato sottoscritto nel 2024 – evidenzia Marinoni – gli effetti della detassazione saranno più consistenti rispetto ad altri comparti che hanno rinnovato il contratto in una fase successiva. Vengono infatti agevolate anche le quote di aumento decorrenti dal 2024 e dal 2025, con un impatto proporzionale alla massa salariale incrementale che sarà corrisposta nel 2026”.
“Il vantaggio è particolarmente evidente se paragonato ad altri settori – prosegue il direttore generale di Confcommercio Toscana – in cui il rinnovo contrattuale è arrivato a fine 2025 e nei quali, di conseguenza, la massa salariale agevolata nel 2026 è molto più contenuta. È evidente che la tempistica del rinnovo contrattuale incide in modo significativo sull’entità del beneficio”.
“Si tratta – conclude Marinoni – di uno strumento che rafforza il rapporto tra produttività e salario, sostenendo il reddito dei lavoratori del terziario e offrendo alle imprese un margine di manovra concreto nei rinnovi contrattuali. In una fase delicata per il mercato del lavoro, è una misura che aiuta a consolidare competitività, occupazione e stabilità sociale”.